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giovedì 31 ottobre 2013

Renzi e le pedonalizzazioni ideologiche.


Apprendiamo dalla pagina facebook del Sindaco Renzi che in questi giorni la giunta comunale fiorentina ha provveduto alla pedonalizzazione del ponte Santa Trinita, portando così a 12 ettari l' area del centro interdetta ai mezzi a motore. Che a Firenze quattro anni fa ci fosse la necessità di pedonalizzare piazza del Duomo al fine di tutelarne le bellezze storiche siamo più o meno tutti d' accordo, ma adesso ci pare che l' ostinato prolungarsi di questo tipo di provvedimenti stia assumendo caratteristiche ideologiche più che urbanistiche. Non si può pensare che la Fiorentinità possa essere rappresentata soltanto dai nostri invidiati palazzi storici e dalle ricchezze artistiche. Togliendo al popolo fiorentino un libero e più comodo possibile accesso al centro si finirà inevitabilmente per ucciderne le tipicità e le tradizioni. L' area pedonalizzata con tanto clamore dal Sindaco Renzi è, ad oggi, oggettivamente sproporzionata rispetto all' ampiezza e alle necessità della città di Firenze, rimasta letteralmente stroncata in due. Firenze, lo ricordiamo, non è dotata di alcun mezzo di trasporto pubblico alternativo a quello su gomma (già per altro martirizzato dal sindaco con una privatizzazione-regalo ai soliti noti, ma questa è un' altra storia) e ogni giorno circa 7-800'000 persone si trovano obbligati a doversi muovere con mezzi propri in un'area eccessivamente ristretta, a causa anche delle dimensioni esagerate della ZTL. Tutto questo peraltro non risulta essere migliorativo per le condizioni dell' inquinamento perché è logico che dividendo il centro città in due i fiorentini compiono giri enormemente più lunghi di prima per attraversare la città e per il formarsi di interminabili code a velocità ridotta, aumentando esponenzialmente le emissioni. Rifiutandoci quindi di credere che la giunta e il sindaco in primis siano così incompetenti da non comprendere queste ovvie considerazioni e rifiutandoci altresi' di credere che quello di Renzi sia addirittura odio per i propri cittadini visto che di fatto li sta cacciando a forza da quella che è la loro casa naturale, preferiamo voler ipotizzare la magra consolazione che tali provvedimenti siano di natura ideologica. Renzi appartiene, infatti, a quella generazione di politicanti globalizzati che sul modello americano immaginano i centri delle città di interesse storico come dei luna park per turisti non tenendo assolutamente conto dell' inevitabile snaturamento di cui sono vittime le città “vetrina”. Tutto questo misto ad un radical-chichismo pseudo ambientalista che vorrebbe, in barba alle ineluttabili necessità di ogni persona che non detenga un' auto blu e che debba muoversi per gli impegni quotidiani, un popolo di ciclisti e passeggiatori tra negozi di multinazionali immessi sapientemente nel tessuto sociale della città al posto delle nostre botteghe storiche, messe sempre più a duro rischio da questo tipo di provvedimenti.

Saverio Di Giulio


Il Dossier "Pe(do)nalizzati" realizzato da CasaPound Firenze


domenica 18 dicembre 2011

L'uomo libero non ha fazione. Parole di libertà contro ogni strumentalizzazione

Non ci avrei mai messo piede se solo ci fosse un solo rutto di quella schifezza qual è l’estrema destra. A Casa Pound fanno musica e solidarietà. Spiazzano. E voglio ricordare due fatti. A Poggio Picenze, in Abruzzo, all’indomani del terremoto il giornalista collettivo raccontò della paura della comunità magrebina per la presenza di un nucleo di Casa Pound. Finì che gli africani ringraziarono pubblicamente Casa Pound e il sindaco sta adoperandosi per intitolare la biblioteca al noto poeta. Secondo fatto: quando arrivarono a Roma i black bloc, per cinque minuti buoni, in tutte le redazioni del giornalista collettivo galleggiò l’idea che fossero quelli di Casa Pound, sotto mentite spoglie, a scatenare i disordini. Ecco, fosse stato vero, specie con il governo Berlusconi in carica su cui fare fuoco, avremmo avuto Saya ospite del Tg3. Con gentile signora al seguito (Pietrangelo Buttafuoco, il Foglio)

A CasaPound non si incita al razzismo e alla xenofobia e te lo dice uno che ha sempre detestato la destra radicale e però ha partecipato ad un convegno a CasaPound su diritti delle coppie di fatto e gay con la Concia e ho trovato persone sicuramente culturalmente diverse da me ma molto più aperti sul tema della diversità di tanti colleghi del Pdl e non ti dico della Lega (Enzo Raisi, deputato di Fli – da Facebook)

Chiudere CasaPound sarebbe una follia (Filippo Rossi, direttore de Il futurista – da Facebook)

Non conosco i rapporti tra questa anima disgraziata e CasaPound, ma so per certo che a CasaPound non si professa il razzismo biologico, né si dà vita a cacce a immigrati; non è una sua caratteristica istigare a forme di violenza inaudita. Quello è che successo è il fotogramma di una destra suicida che si abbandona alla cattiva caricatura di se stessa e finisce per ammazzarsi. Dal punto di vista simbolico è proprio l’emblema di come non bisogna essere a destra. (Alessandro Giuli, vicedirettore del Foglio, intervista al Corriere Fiorentino)

In questo momento è forse impopolare quello che dico, ma Casapound è in effetti un’organizzazione diversa dalle altre nel panorama della destra radicale italiana (e loro rifiutano anche di essere collocati all’interno della destra radicale). È un fatto che Gianluca Casseri, lo stragista-suicida di Firenze, fosse un iscritto a Casapound, ma è anche vero che mai Casapound ha lanciato campagne contro l’immigrazione. Nelle varie manifestazioni che rimbalzano da anni in Italia contro i campi nomadi, le bandiere di Casapound non si vedono. Per dirla tutta, sono molto più presenti slogan xenofobi in un partito istituzionale e per anni al governo come la Lega che in un’organizzazione come Casapound. Né tantomeno, dai suoi militanti, si ascoltano deliranti proclami sulla supremazia bianca o sulla difesa della razza. (Stefano Nazzi, giornalista per il settimanale Gente – da ilpost.it)

Da sindaco quando CasaPound commemora i cecchini fascisti nel giorno in cui il Comune ricorda la Liberazione esprimo tutta la mia rabbia e la mia disapprovazione, ma attenzione a dare a tutti quelli che frequentano i centri sociali le responsabilità penali che appartengono ai singoli. Chiudere non dipende dalle amministrazioni comunali ma dalle forze dell’ordine. Si chiude se ci sono dei reati. CasaPound Firenze si è dissociata dal gesto, ha scritto alla comunità senegalese chiedendo un incontro, spero che ci sia una forte indagine su tutto ciò che è accaduto intorno al killer, dico che sono disgustato quando 69 persone si iscrivono alla pagina che inneggia al killer come ‘eroe bianco’, ma non è dicendo ‘adesso chiudiamo un centro sociale’ che abbiamo risolto i problemi (Matteo Renzi, sindaco di Firenze – dalle agenzie di stampa)

Lo stragista di Firenze era iscritto all’associazione CasaPound, scioccamente subito ascritta alla galassia della destra estrema: ma è una sciocchezza. Di campagne xenofobe contro gli immigrati, CasaPound non ne ha mai fatte, e neanche non xenofobe. Se considerate che tra le battaglie di CasaPound ce ne sono contro la riforma Gelmini, per il diritto alla casa, contro Equitalia e persino contro il Grande Fratello vi renderete conto che separare l’universo di CasaPound dalla sterminata galassia dei centri sociali (altrettanto sbrigativamente definiti “di sinistra”) è piuttosto difficile. (Filippo Facci, Libero)

Quei mentecatti arrestati per antisemitismo non sono fascisti, sono dementi. E il pistolero omicida di Firenze non è fascista, è un pazzo criminale. Diamo ai termini il giusto valore, perdio (Angelo Mellone, giornalista Rai – da Facebook)

Il tentativo di usare questa tragedia per comprimere spazi di libertà credo non abbia alcuna ragion d’essere. La ormai pluriennale attività di CasaPound sta lì a dimostrare con i fatti e non con le chiacchiere che non esistono, da parte di questa organizzazione, né sono mai esistite attività, iniziative, dichiarazioni che fossero in qualche modo a supporto di forme di razzismo o di discriminazione del diverso. (Francesco Aracri, senatore Pdl – dalla conferenza stampa sui fatti di Firenze)

sabato 31 luglio 2010

CALCIO STORICO: Come muore una tradizione

E’ notizia di oggi che il Calcio Storico Fiorentino entrerà a breve nel mondo del business. Fin qui nulla di male, si potrebbe pensare. Dopotutto un fenomeno così popolare presso il popolo fiorentino, attira per forza le attenzioni di chi intende farne uno spettacolo redditizio. E se la vogliamo vedere con ingenuo ottimismo, potremmo dedurre che l’ingresso di facoltosi privati nel settore potrebbe finalmente ridare dignità ad un gioco nel quale si cimentò, nel glorioso Rinascimento cittadino, la crema della classe dirigente.


Purtroppo però non stiamo parlando di facoltosi fiorentini che intendono celebrare una delle più vivaci, colorite e popolari manifestazioni della nostra città. Si tratta invece di reti televisive multinazionali, politicanti affaristi in cerca di poltrone, radical-chic benpensanti e “democratici”, intellettualoidi della peggior risma. Per questo motivo non ci è possibile vedere nulla di buono dalle parole con le quali Renzi ha salutato la “metamorfosi”:


“Ecco un pezzo di Firenze da esportare: il Calcio in costume. Riformato e rimodellato può funzionare da ambasciatore della città come la Venere botticelliana, come il Battistero, come il campanile di Giotto”

Riformare?

Rimodellare?

Ma per quale motivo?

Migliaia di fiorentini accorrono festanti ad ogni partita, seguono con passione, a volte anche molto accesa (come è giusto che sia) tutta la manifestazione, dal primo all’ultimo minuto. Abbiamo la fortuna di avere nella nostra città una manifestazione vivace e popolare, partecipata dai cittadini, che prendono posto in massa sugli spalti, colorandoli con le tinte dei quattro quartieri storici. Perché “riformarla”?

Sono d’accordo sul fatto che, quando una tradizione non è più condivisa dalla gente, e finisce per perdere la sua “ragion d’essere”, su di essa ci si debba interrogare, valutando quali cambiamenti apportare per restituirle la popolarità che legittima ogni folkrore. Ma quando questa, a distanza di secoli dalla sua istituzione, risulta ancora essere vitale, apprezzata dalla gente per cui (e DA cui) è stata introdotta, perché ridurla a mero esercizio commerciale? Perché farne un sottoprodotto culturale da esportare come fosse una marca di ciabatte cinesi?


Per chi ha seguito il processo di svilimento del Calcio in Constume, portato avanti con vigore dall’amministrazione comunale negli ultimi anni, non sarà difficile immaginare l’esito di questa manovra. Vedremo il Calcio Storico Fiorentino diventare dapprima meno fiorentino (con gli spalti semivuoti e gli indici televisivi altissimi) poi sempre meno storico (con l’introduzione di ulteriori restrizioni alla partecipazione ed al gioco) infine sempre meno calcio, con l’appiattimento della disciplina entro schemi politicamente corretti e omologanti.

Lo sfrutteranno per qualche anno, giocando sulla natura “tradizionale” del gioco e sulla novità del prodotto. Poi inizierà a cadere in disuso. I fiorentini cesseranno di sentirlo una cosa “loro”, i non fiorentini cominceranno a non divertirsi più. Gli ascolti caleranno, ed i “predoni in doppiopetto”, avranno ottenuto due importanti risultati: avranno prostituito la tradizione per ricavarne quanti più soldi possibili, e l’avranno poi distrutta, sventando il rischio che chi abita questa terra possa, in un sussulto d’orgoglio, “riprendersi tutto”.


Clearco