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giovedì 17 aprile 2014

ORDINE PUBBLICO O ORDINE POLITICO?

Le basi sulle quali ministeri e questure organizzano i servizi di ordine pubblico sono davvero esclusivamente inerenti al pericolo per l'incolumità pubblica o talvolta possono essere indirizzati anche da altri fattori? Un qualsiasi cittadino medio non solito a partecipare a manifestazioni politiche sceglierebbe sicuramente la prima opzione. 
Ai concerti, cosi come alle partite di calcio (tranne in alcuni casi dove anche qui la politica diventa preminente) , i presupposti per l'organizzazione di un servizio di pubblica sicurezza sono meramente tecnici, si prende ad esame una zona, un quartiere o un'intera città, si fa una stima di quanti saranno gli intervenuti, si da un codice di pericolosità all'evento e da queste considerazioni parte l'organizzazione da parte delle questure e degli altri soggetti coinvolti nel dispiegamento di forze al fine di evitare che nessuno si faccia male e che l'evento fili via liscio senza danni a cose o persone. Ma purtroppo non sempre e' così, succede che a volte vi siano anche altri fattori a determinare il tipo di spiegamento di forze in servizio ad un evento, specie quando questo evento e' una manifestazione politica. Manifestare pacificamente dovrebbe essere un diritto garantito in uno stato che pretenderebbe di dichiararsi democratico ma non lo e'.
Molto spesso l'ordine pubblico viene usato come specchietto per le allodole per indirizzare o vietare manifestazioni politiche di partiti o movimenti che si pongono in maniera critica verso il sistema vigente. E questo e' il caso sicuramente di CasaPound che, ogni qualvolta su tutto il territorio nazionale decide di organizzare una manifestazione si trova sempre di fronte a mille problematiche che gli organi preposti all'ordine pubblico pongono in essere. Eppure CasaPound non e' certo un movimento violento, mai nessuna manifestazione di CasaPound e' sfociata in atti di violenza o devastazione gratuita, solo qualche raro caso di difesa da attacchi subiti dai centri sociali antifascisti. Ma allora perchè ogni manifestazione pubblica di CasaPound italia da Aosta a Palermo viene sempre blindata dalle varie digos (ovvero la polizia politica) in maniera possente anche in totale assenza di gruppi antifascisti? Perchè molto spesso cercano di spostare questi eventi fuori città lontano dagli occhi della maggioranza dei cittadini? Perchè non e' la violenza che preoccupa lo stato, quella sarebbe facilmente arginabile con l'impiego di semplici forze di polizia, ciò che preoccupa e' piuttosto la forza delle Idee, e un movimento che si presenta nelle piazze italiane con un carico di gioventù e di vincenti Idee Rivoluzionarie fa paura al sistema molto di più che qualche scalmanato che tira sassi a casaccio. E allora come eliminare democraticamente chi potrebbe far aprire gli occhi al popolo su di un sistema vecchio,corrotto,servile,flaccido e mafioso come quello politico italiano? Semplice, usando la scusa dell'ordine pubblico per boicottare ogni iniziativa di dissenso e zittire chi ha parole che tagliano piu' delle lame. In che maniera nel pratico? Prendiamo ad esempio alcuni fatti recentemente accaduti a iniziative svolte da CasaPound, come ad esempio l'ultimo gazebo di propaganda elettorale durante le passate elezioni a Firenze, in occasione del quale, adducendo fantasiosi motivi di ordine pubblico furono chiuse le vie d'accesso alla piazza in cui si doveva tenere l'iniziativa bloccando di fatto l'afflusso di persone possibilmente interessate, oppure come accaduto piu' volte per le foibe, quando le manifestazioni sono state costrette ad un contesto spettrale, chiudendo interi quartieri con anche il divieto di sosta per le auto nei giorni antecedenti, cosa che ovviamente crea disturbo al cittadino e quindi antipatia verso i promotori. In altre occasioni le manifestazioni sono state spostate fuori città, riducendone al minimo la visibilità, o anche scortate inspiegabilmente in maniera massiccia, come successo al corteo di Prato poco tempo fa, cosi da far sembrare che gli scortati fossero appartenenti ad un movimento violento e quindi da tenere sotto stretto controllo inducendo timore nel seguirlo al cittadino. Poi invece, si crea un clima di distesa apertura quando a scendere in piazza sono quei partiti che avendo rappresentanza istituzionale decidono se il questurino di turno presterà servizio l'anno dopo in un paesello di un'isola sperduta o nella capitale. 

Questo scritto non vuole assolutamente essere l'ennesimo articolo di complottismo spicciolo, ma una semplice spiegazione di come si articolano certe dinamiche che influiscono poi pesantemente sull'opinione pubblica. La prossima volta che vedrete una situazione del genere, vi auguriamo di avervi fornito qualche strumento in più per meglio giudicare quanto accade intorno a voi. 

Buona democrazia a tutti.

La Redazione. 

nella foto la grottesca situazione del pacifico corteo di CasaPound Prato.



domenica 18 dicembre 2011

L'uomo libero non ha fazione. Parole di libertà contro ogni strumentalizzazione

Non ci avrei mai messo piede se solo ci fosse un solo rutto di quella schifezza qual è l’estrema destra. A Casa Pound fanno musica e solidarietà. Spiazzano. E voglio ricordare due fatti. A Poggio Picenze, in Abruzzo, all’indomani del terremoto il giornalista collettivo raccontò della paura della comunità magrebina per la presenza di un nucleo di Casa Pound. Finì che gli africani ringraziarono pubblicamente Casa Pound e il sindaco sta adoperandosi per intitolare la biblioteca al noto poeta. Secondo fatto: quando arrivarono a Roma i black bloc, per cinque minuti buoni, in tutte le redazioni del giornalista collettivo galleggiò l’idea che fossero quelli di Casa Pound, sotto mentite spoglie, a scatenare i disordini. Ecco, fosse stato vero, specie con il governo Berlusconi in carica su cui fare fuoco, avremmo avuto Saya ospite del Tg3. Con gentile signora al seguito (Pietrangelo Buttafuoco, il Foglio)

A CasaPound non si incita al razzismo e alla xenofobia e te lo dice uno che ha sempre detestato la destra radicale e però ha partecipato ad un convegno a CasaPound su diritti delle coppie di fatto e gay con la Concia e ho trovato persone sicuramente culturalmente diverse da me ma molto più aperti sul tema della diversità di tanti colleghi del Pdl e non ti dico della Lega (Enzo Raisi, deputato di Fli – da Facebook)

Chiudere CasaPound sarebbe una follia (Filippo Rossi, direttore de Il futurista – da Facebook)

Non conosco i rapporti tra questa anima disgraziata e CasaPound, ma so per certo che a CasaPound non si professa il razzismo biologico, né si dà vita a cacce a immigrati; non è una sua caratteristica istigare a forme di violenza inaudita. Quello è che successo è il fotogramma di una destra suicida che si abbandona alla cattiva caricatura di se stessa e finisce per ammazzarsi. Dal punto di vista simbolico è proprio l’emblema di come non bisogna essere a destra. (Alessandro Giuli, vicedirettore del Foglio, intervista al Corriere Fiorentino)

In questo momento è forse impopolare quello che dico, ma Casapound è in effetti un’organizzazione diversa dalle altre nel panorama della destra radicale italiana (e loro rifiutano anche di essere collocati all’interno della destra radicale). È un fatto che Gianluca Casseri, lo stragista-suicida di Firenze, fosse un iscritto a Casapound, ma è anche vero che mai Casapound ha lanciato campagne contro l’immigrazione. Nelle varie manifestazioni che rimbalzano da anni in Italia contro i campi nomadi, le bandiere di Casapound non si vedono. Per dirla tutta, sono molto più presenti slogan xenofobi in un partito istituzionale e per anni al governo come la Lega che in un’organizzazione come Casapound. Né tantomeno, dai suoi militanti, si ascoltano deliranti proclami sulla supremazia bianca o sulla difesa della razza. (Stefano Nazzi, giornalista per il settimanale Gente – da ilpost.it)

Da sindaco quando CasaPound commemora i cecchini fascisti nel giorno in cui il Comune ricorda la Liberazione esprimo tutta la mia rabbia e la mia disapprovazione, ma attenzione a dare a tutti quelli che frequentano i centri sociali le responsabilità penali che appartengono ai singoli. Chiudere non dipende dalle amministrazioni comunali ma dalle forze dell’ordine. Si chiude se ci sono dei reati. CasaPound Firenze si è dissociata dal gesto, ha scritto alla comunità senegalese chiedendo un incontro, spero che ci sia una forte indagine su tutto ciò che è accaduto intorno al killer, dico che sono disgustato quando 69 persone si iscrivono alla pagina che inneggia al killer come ‘eroe bianco’, ma non è dicendo ‘adesso chiudiamo un centro sociale’ che abbiamo risolto i problemi (Matteo Renzi, sindaco di Firenze – dalle agenzie di stampa)

Lo stragista di Firenze era iscritto all’associazione CasaPound, scioccamente subito ascritta alla galassia della destra estrema: ma è una sciocchezza. Di campagne xenofobe contro gli immigrati, CasaPound non ne ha mai fatte, e neanche non xenofobe. Se considerate che tra le battaglie di CasaPound ce ne sono contro la riforma Gelmini, per il diritto alla casa, contro Equitalia e persino contro il Grande Fratello vi renderete conto che separare l’universo di CasaPound dalla sterminata galassia dei centri sociali (altrettanto sbrigativamente definiti “di sinistra”) è piuttosto difficile. (Filippo Facci, Libero)

Quei mentecatti arrestati per antisemitismo non sono fascisti, sono dementi. E il pistolero omicida di Firenze non è fascista, è un pazzo criminale. Diamo ai termini il giusto valore, perdio (Angelo Mellone, giornalista Rai – da Facebook)

Il tentativo di usare questa tragedia per comprimere spazi di libertà credo non abbia alcuna ragion d’essere. La ormai pluriennale attività di CasaPound sta lì a dimostrare con i fatti e non con le chiacchiere che non esistono, da parte di questa organizzazione, né sono mai esistite attività, iniziative, dichiarazioni che fossero in qualche modo a supporto di forme di razzismo o di discriminazione del diverso. (Francesco Aracri, senatore Pdl – dalla conferenza stampa sui fatti di Firenze)

martedì 28 settembre 2010

DIARIO DI UNO SQUADRISTA TOSCANO - Intervista ad Adriano Scianca

E’ appena uscita una ristampa del memorabile “Diario di uno squadrista toscano”, di Mario Piazzesi. Un resoconto nato come documento privato, non destinato alla distribuzione di massa. Per questo motivo, l’opera rappresenta più di ogni altra una garanzia di genuinità di fronte a quel fenomeno straordinario che fu lo squadrismo. Un contributo fondamentale che implementa la trattazione saggistica, la quale per sua natura, spesso, sottrae alla storia la sua caratteristica fondamentale: l’essere stata fatta dagli uomini.

E uomini sono gli squadristi che in quegli anni insanguinati e terribili (eppure così fecondi per il futuro dell’Italia e dell’Europa) seppero rappresentare la linfa vitale di una nazione in rinnovamento, uscita da una prova suprema alla quale la migliore gioventù italiana aveva donato tutta sé stessa, e che adesso reclamava il diritto a segnare il destino del Paese.

Uomini, dicevamo, ma animati da una straordinaria forza mistica, capace di trasformare la massa in popolo, il gruppo in squadra. Soldati politici di uno spessore ben più profondo di quello che la storiografia scolastica descrive, quando attribuisce loro il riduttivo ruolo di “bassa manovalanza” del “fascismo politico”.

Abbiamo intervistato Adriano Scianca, Responsabile Cultura di CasaPound Italia ed autore della consistente prefazione al libro.

Perchè ristampare "Diario di uno Squadrista Toscano"?

Semplice: il “Diario” era stato pubblicato per la prima e unica volta molti anni fa, da una casa editrice “ufficiale” ma di nicchia. Negli ultimi anni era praticamente introvabile e le poche copie che ancora circolavano erano generalmente malridotte a causa della pessima rilegatura della vecchia edizione. Ripubblicarlo, quindi, è stato innanzitutto un gesto doveroso dal punto di vista culturale: è stato rimesso in circolazione un documento di inestimabile valore per la conoscenza di prima mano del fascismo (e non foss'altro che per questo bisognerebbe dire mille volte grazie alla Seb). Ma questa nuova edizione ha anche un valore politico. Significa indicare il nord, mostrare l'esempio in tutta la sua sfolgorante potenza. Noi non ci esauriamo in noi stessi, non facciamo politica per onanismo, non passiamo il tempo a specchiarci. Noi abbiamo degli archetipi, sappiamo che c'è qualcosa di più grande, qualcosa di normativo. Il “Diario” ci aiuta a ricordarcene.

Piazzesi descrive una Firenze nel caos, nella quale morti e feriti sono all'ordine del giorno. Secondo gli standard del pensiero omologato questa sarebbe la prova dell'intrinseca malvagità dei cosiddetti "etremismi". Come rispondere?


La parola “estremismo” non l'ho mai capita, è uno di quei termini vuoti, buoni solo per la polemica spicciola. Giolitti – tanto per fare il nome dell'esponente più noto dell'italietta liberale e pre-fascista – non era forse estremamente vile, corrotto, incapace? Anche questo è un estremismo, in fondo...
Pensi che esistano differenze sostanziali fra il diario di Piazzesi e le innumerevoli "memorie" prodotte dall'antifascismo antemarcia e post - 8 Settembre nel corso di questi anni?

Ogni libro di memorie dice qualcosa. L'imbecillità dell'estensore, al limite. Il pregio del “Diario” di Piazzesi è di saper catturare la temperie di un'epoca come in un affresco generazionale, pregio che lo stesso De Felice riconobbe. Il fatto di essere stato scritto per uso privato ha pesato in senso positivo. Le memorie antifasciste, essendo stato l'antifascismo vincitore, sono troppo spesso poco più che curriculum gonfiati da chi voleva far carriera sulle macerie di una guerra civile. Gonfiandoli bene si può anche diventare un Giorgio Bocca, per dire...

Domanda senza retorica, come piace a noi: erano violenti questi squadristi?


Risposta senza retorica: sì. Erano violenti in un'epoca in cui la violenza era moneta corrente. Da parte di tutte le parti in causa. Al riguardo basti ricordare le parole degli storici (antifascisti) che ho citato nella prefazione. Per Emilio Gentile, ad esempio, il “biennio rosso” fu costituito da «un'ondata di conflitti di classe senza precedenti nella storia del paese, condotti in gran parte dal partito socialista massimalista all'insegna di una imminente rivoluzione per instaurare anche in Italia, con la violenza, la dittatura del proletariato, come annunciava il nuovo statuto che il Partito socialista aveva adottato nel 1919». Oppure leggiamo Mimmo Franzinelli: «Il fenomeno squadrista è più complesso e sfaccettato di quanto non lo si sia rappresentato. E porta con sé alcuni miti da sfatare. Non è vero che a sinistra ci fossero solo vittime inermi, come pure non risponde a realtà che la violenza fosse patrimonio di una parte sola: i “sovversivi” si difesero e agirono con puntuali offensive, per quanto armi, tecniche e condizioni lo consentissero. È infondato sostenere che i fascisti aggredissero a freddo e muovessero all'attacco in dieci contro uno: diversi di loro morirono per i colpi di franchi tiratori».

Tra i legionari di Fiume, gli squadristi del '19 e le Brigate Nere del '43 c'è, secondo me, un filo conduttore poetico e romantico; concordi?

Più che “poetico e romantico” direi politico ed esistenziale. È quel misto di goliardia, intransigenza, mistica, volontà, coraggio e gioia di vivere. È il demone della giovinezza. È la bellezza sovrumana del fascismo universale.

Leggendo il libro si può notare quanta importanza dava Piazzesi alla sua squadra, è chiaro il rapporto di stretto legame tra i camerati di una stessa squadra: pensi sia stato un fattore determinante per la rivoluzione? Pensi che questo sentimento di forte comunitarismo sia poi stato trasmesso a tutta l'Italia Fascista?

Certo, il cameratismo, la fratellanza, costituiscono l'ossatura dello squadrismo. Ernst Von Salomon diceva che «il cameratismo si regge su di un vincolo di servizio, un patto in funzione di un terzo elemento: una persona straordinaria, un’idea, un compito eccezionale - forse, nell’ipotesi più attenuata, un comune universo di simboli». È per questo che “camerata” è più che “amico”. Ovviamente questo tipo di legame è in sé tipico delle avanguardie, magari vastissime, ma pur sempre avanguardie. È tuttavia certamente vero che il senso del fascismo fosse quello di fare della nazione intera una “comunità organica di destino”.

Nella prefazione sostieni che lo squadrismo avesse un marcato risvolto spirituale; spiegaci cosa intendi.

Il senso iniziatico dell'ingresso nella squadra, il culto dei morti, la sacralità del gagliardetto, il rito del “Presente!”, lo spirito di sacrificio, la possibilità sempre incombente della morte fanno dello squadrismo il primo momento di quella che in seguito sarà chiamata “mistica fascista”. Questa consapevolezza era molto marcata già negli squadristi stessi. Pensa a Piazzesi quando di tanto in tanto torna nella buona società fiorentina da cui proveniva: trova un mondo di morti. Lui ormai è un iniziato, non può più trovare posto tra “gli altri”. Pensa anche a quel che dico nell'introduzione circa i soprannomi: è assai verosimile che l'uso di affibbiare nomignoli ai nuovi arrivati non fosse solo un gioco goliardico ma avesse anche il senso di una sorta di rinascita, di assunzione di una identità superiore e più consapevole. Questa usanza di inventarsi soprannomi, peraltro, mi ricorda qualcosa...

Nel diario Piazzesi critica , in modo neanche troppo velato la dirigenza del Fascismo, i "rammoliti di Milano"; nel '43 si dichiara pronto a dare la vita per Mussolini e per il Fascismo. Alla fine dei conti, l'operato dei rammoliti di Milano soddisfece anche un intransigente fiorentino?

Piazzesi era un giovane uomo d'azione, Mussolini era un uomo d'azione ma anche un politico di razza, con tutto quel che ne consegue in termini di pragmatismo e intelligenza tattica. Che in alcuni momenti ci potessero essere delle divergenze è naturale. Ma alla fine contano i fatti. È grazie a Mussolini che la lotta di Piazzesi acquisisce un senso. Cosa che l'ex squadrista fiorentino capirà perfettamente, dimostrando la sua consapevolezza politica. E anche dopo la sua messa da parte, in cui ebbe un ruolo Pavolini, Piazzesi perse gli incarichi ma non la fede, tanto da farsi trovare pronto a tornare in gioco nella Rsi, dove di certo non fu un problema per lui trovarsi al fianco del gerarca con cui aveva avuto dei problemi in passato. Mi sembra una lezione da tener presente, soprattutto da parte di chi oggi subordina la fede all'ego. Ce ne sono molti in giro di tipi così, purtroppo...

Cosa c'è dello squadrismo anni '20 in CasaPound Italia?

Il contesto è radicalmente mutato e certo i metodi necessari allora, durante la guerra civile, non possono essere riproposti oggi, questo sia detto con la massima chiarezza. Resta, tuttavia, uno stile che va al di là delle contingenze e che permane identico in guerra come in pace. La goliardia e la mistica, la filosofia del “me ne frego”, il sacrificio con il sorriso sulle labbra, la volontà di “donare questa vita come getteresti un fiore”, il gusto della beffa e della sfida, il senso della comunità: tutto questo sicuramente ci appartiene. Ma il senso di questo rapporto va chiarito: non basta individuare il proprio modello storico per essere uguale a quest'ultimo e appuntarsi di conseguenza medaglie di pongo sul petto. Al contrario: ci si sceglie un esempio per autosuperarsi nello sforzo di raggiungerlo, per trascendere se stessi, per migliorarsi. Per mantenere, infine, l'umiltà. Quando guardo ai politici che vengono dal neofascismo mi accorgo che i pochissimi che mantengono riferimenti “militanti” hanno comunque in mente solo la loro esperienza, nel loro gruppo, nella loro città, nel loro tempo. Gente per cui l'alfa e l'omega del fascismo è il Fronte della gioventù (sia detto con il rispetto del caso, ovviamente). E questi sono i migliori, dato che gli altri hanno scelto il carrierismo fine a se stesso. Ecco, in un ambiente così CasaPound è rivoluzionaria perché non cessa di meditare sull'Origine, non cessa di succhiarne linfa vitale e ispirazione. Noi siamo i figli di qualcosa di più grande, noi siamo fedeli a qualcosa che viene prima di noi, è sopra di noi e andrà oltre noi. Questo ci aiuta a guardare al mondo e a noi stessi con le dovute proporzioni.


venerdì 30 luglio 2010

Stasera vi porto a CASAPOUND



Il freddo invernale cominciava a piegare le ginocchia di fronte agli attacchi vigorosi del sole di fine marzo. I negozi lungo la strada avevano tirato fuori i loro altoparlanti che sbraitavano ritmi hip-hop o elettronici e di cui il volume isterico faceva concorrenza ai latrati dei cani del gruppo di punk sparpagliato sul marciapiede.

Marco non poté trattenere un leggero sorriso di soddisfazione vedendo tre ragazzini coi giubbotti flight seduti alla terrazza di un bar, con gli occhiali da sole appoggiati sul tavolino accanto ai sacchetti de La Testa di Ferro carichi di libri e magliette.

Certo, erano sicuramente dei piccoli fancazzisti che si erano travestiti per il week-end, ma nonostante cio', in mezzo alla fauna losca e deprimente che riempiva Termini, brodaglia infame di diversi residui di tribu' del mondo passate sotto il rullo compressore della religione neo-consumista, la loro visione era un piacevole respiro, il sentimento fugace, e senza dubbio ingannevole, che non tutto era andato perso.

E poi, dopotutto, forse erano dei veri militanti, solidi e quadrati.

Perché ricorrere sistematicamente al cinismo per soffocare la minima scintilla di entusiasmo? Forse perché Marco aveva "lasciato l'area" da piu' di 10 anni e che "ricominciare a credere", anche puntualmente, anche furtivamente, sarebbe ammettere di avere disertato e farebbe di lui, vista la sua attuale passività, un complice supino del sistema.

Marco conosceva tutto sull'ambiente di estrema destra. I suoi fallimenti, le sue mitomanie, le sue incoerenze, le sue ridicolezze, i suoi traffici loschi, i suoi folclori, le sue monomanie...Le sue grandezze, le sue dedizioni, le sue fedeltà, i suoi talenti e anche i suoi successi.

Ma, col tempo, il suo spirito aveva cancellato uno a uno tutti gli aspetti positivi per convincersi che la sua scelta d'abbandono era non solo giustificata ma addirittura l'unica possibilità, l'unica ragionevolmente considerabile...Quando si ha una famiglia, un lavoro, delle responsabilità, potete ben capire, queste ragazzate, queste messe in scena, queste sciocchezze turbolente...non era proprio piu' possibile...Eppure, oggi, seduto di fronte a un collega in completo H&M che gli spiegava le tecniche migliori per "rifarsi alla Borsa", fiancheggiato da una bionda slavata che commentava fervidamente i suoi ultimi acquisti di scarpe e da due gay con le cannottiere fluo che litigavano come una vecchia coppia - che forse erano -, cosa non avrebbe dato per ritrovarsi alla tavola di quei tre adolescenti persi nei loro giubbotti di cuoio troppo grandi, pieni di speranza e di progetti cosi' diversi e talvolta contradditori, ma per i quali il fine ultimo non era quello di avere accesso ad un'esistenza di star hollywoodiana?

E allora si immaginava seduto in mezzo a loro, fornendo la sua esperienza, le sue relazioni, i suoi mezzi, e loro nutrendolo in cambio con le loro energie e la loro vitalità rivoltosa.

Ma sarebbe sicuramente tornato a casa, quella sera, nella sua villa perfierica, senza aver fatto né detto niente.E avrebbe ossevato i suoi bambini incantati di fronte alla loro playstation, e loro non avrebbero nemmeno girato la testa al suo arrivo.

Avrebbe avuto voglia di distrurre l'infetto televisore, di prendere i bambini, di baciarli vigorosamente e di spiegare loro che esiste dell'altro, che c'é un altro mondo da costruire, che bisogna credere e investirsi...Ma sapeva già che a quel punto, i quattro piccoli occhi si sarebbero piantati nei suoi per chiedergli : "E tu papà, cosa fai?".

"Non cosa fai. Cosa facciamo. Stasera vi porto a Casapound, e ricominciamo da capo."


Tratto da Zentropa.info

giovedì 10 giugno 2010

LO SPIRITO MODERNO DEL CALCIO ANTICO

27 Guerrieri con Firenze nel Sangue

C'era una volta lo "Sferomachia" che poi divenne "Harpastrum", modi rudimentali di gioco del pallone che avevano funzione aggregativa e formativa nell'antica Grecia e nell'Impero Romano, dove a cimentarsi in questo meraviglioso sport guerriero erano soprattutto i legionari.

A regalare alle nostre generazioni il gioco del pallone in molte delle sue forme attuali pero' furono i cittadini di Florentia, che intorno al 1.400 inventarono l'attuale CALCIO STORICO FIORENTINO iniziando a praticarlo senza distinzioni di classe sociale. Nei quartieri, nelle piazze e perfino nelle vie piu' impervie del centro storico della citta'. Il Calcio a Firenze divento' in breve tempo uno dei momenti piu' importanti di aggregazione trasversale, era un passatempo che temprava il corpo e la mente ai piu' giovani come ai piu' vecchi.
Ben presto divenne dunque sport "ufficiale" della citta' di Firenze, si giocavano diverse partite durante l'anno in tornei che si svolgevano nelle maggiori piazze fiorentine. Ma il Calcio Fiorentino non fu solo passatempo e sport, fu molto di piu', assunse in alcuni casi una valenza determinante per le sorti della citta' o perlomeno per quell'orgoglio fiorentino che solo chi e' nato qui, nella culla del rinascimento, puo' capire.
Nel 1490 infatti la partita fu giocata sull'Arno ghiacciato, come a ridere in faccia alla calamita' che aveva colpito Firenze. Ma e' nel 1530 che il calcio visse il suo momento piu' importante e divenne simbolo assoluto della citta' di Firenze. In quell'anno, infatti, si decise di giocare nonostante la citta' fosse assediata dalle truppe di Carlo V e fortemente provata dalla mancanza di cibo. Si gioco' per scherno verso il nemico e per orgoglio,per dimostrare che Firenze nel suo spirito non potra' mai essere piegata.


Purtroppo pero' nel 1739 con l'annessione di Firenze all'impero asburgico, il calcio subi' 2 secoli di stop...ma solo ufficialmente, poiche' rimase scolpito nel cuore dei cittadini che continuanoro comunque a praticarlo fino al 1930 quando, Alessandro Pavolini decise di restituire alla citta' questa tradizione secolare mai dimenticata che come era prevedibile riprese subito vigore arrivando sana e forte fino ai giorni nostri.


Gia'..i giorni nostri...


Viaggiando nella storia di Firenze mi ero quasi dimenticato la motivazione che mi ha spinto a scrivere questo articolo del quale avrei fatto volentieri a meno. Eh si! Perchè, pur non essendo tornati gli Asburgo, il Calcio Fiorentino da 4 anni ormai non riesce a trovare pace.


Il perbenismo, l'ipocrisia, la falsita', il buonismo, il politically correct di questa societa'sembrano essere piu' forti delle ghiacciate o degli assedi. Ed ecco quindi il sindaco Renzi che rimbalza le responsabilita' della malagestione del calcio a destra e manca in un maldestro tentativo di salvare la faccia, la questura che si ostina a non cedere sull'assurde regole imposte adatte piu' a una gara di balletto che a una partita di calcio in livrea, qualche paladino dell'antifascismo militante che non resiste all'indole di andare sempre contro tutti e tutto definendo il calcio

"un pallone travestito connotato da una rissosità proverbiale e demente".

Noi preferiamo invece stare dalla parte di chi su quel campo, e non solo, ha dato anima e corpo affinche' questa nobile tradizione potesse ancora vivere nei secoli dei secoli! Scegliamo di sostenere il Calcio Storico Fiorentino, simbolo della fiorentinita',sempre piu' messa a dura prova dal multiculturalismo e dalla globalizzazione. Combatteremo per il Calcio in livrea perche' non vorremmo soltanto vederlo in Piazza Santa Croce 3 volte all'anno ma lo vorremmo nei quartieri , nelle piazze, per le strade del centro e delle periferie. Vorremmo che potesse sostituire la play station e la televisione nei pomeriggi dei ragazzi. Perche' il Calcio Storico e' patrimonio di Firenze e di tutti i Fiorentini e nessuna "autorita'" potra' mai arrogarsi il diritto di fermare la Storia. Rivogliamo il Calcio Storico e lo pretendiamo così come ce lo hanno insegnato: rude e virile, leale e spirituale, poetico e leggendario come lasciatoci in dono dalla Firenze che fu'.


Rivogliamo i 4 colori,
"27 guerrieri con Firenze nel sangue"!



Saverio di Giulio

giovedì 3 giugno 2010

Tanto ci pensa CAMERON!



Eppure lo sapevamo

Già dalle prime, confuse, notizie avevamo
il sospetto che non sarebbe stata così semplice
come ci volevano far credere.

Sto parlando della “Marea Nera”, giusto per usare un termine giornalistico (il giorno in cui userò termini tipo HardRight o FascioFriendly, però, sparatemi).

Ma non voglio parlare solo dei danni che sta causando e che causerà, del perché, delle varie responsabilità.
No.
Vi parlerò del risvolto buffo di questa vicenda e dell’armata brancaleone che sta cercando una risoluzione di questo problema.
Andiamo per gradi, però (altrimenti sui loro forum e blog i compagni dicono che scrivo in modo sconclusionato..) perché la vicenda è innegabilmente interessante.

Il 20 Aprile arriva la notizia, ci informano che c’è qualcosa che non va a largo della Louisiana, nel Golfo del Messico, una piattaforma della British Petroleum ha preso fuoco, 11 operai dispersi, 17 feriti.

Ma a parte questo andava tutto bene
3 giorni dopo, la piattaforma cola a picco.


La guardia costiera americana, che me li immagino tutti coi costumi rossi tipo Pamela Anderson e polvere di tufo al posto del cervello, andava dicendo: "Tranquilli, non c'è nessun pericolo!"

Il pericolo ce lo vedono gli ambientalisti ma, si sa, son catastrofisti. Il punto è che mentre loro cercavano di non creare allarmismi le prime foto aeree mostravano una bella chiazza nera nel mare, attorno a quella che una volta era la piattaforma. Dopo un po’ (ma si sa, gli americani non è che c’abbiano tutta questa grande perspicacia) si sono accorti che c’era davvero qualcosa che non andava.
Però, dai, "Tranquilli, è tutto sotto controllo, siamo pronti per affrontare l'emergenza, cribbio!" (OK, magari non hanno usato proprio Cribbio...) “I rischi sono bassi” e Obama dice che questa sarà la priorità numero 1 del governo americano.

Dopo una settimana si sono resi conto che quella che giudicavano una cazzata da risolvere in un pomeriggio era, in realtà, una catastrofe. Hanno fatto male i conti..un po’ come in Vietnam.


Seconda stronzata che io mi chiedo come avete fatto a crederci: in una conferenza stampa il portavoce della BP dice che è stata trovata la terza falla ma aggiunge che credono che il volume del petrolio che fuoriesce è invariato rispetto a quello che usciva prima.

Si, è logico. Perché non dovremmo credergli?


Intanto, circa 1000(mammagari) barili di greggio si riversano in mare. E la BP invia 32 navi che spruzzano uno spray diluente e 4 robbò che operano, dice, a 5milametri di profondità. I robbò falliscono e Obama si dice furioso.
La BP ci riprova e prova a metterci un tappo. Proprio letteralmente. Un tappo. Non gli riesce, manco a dirlo...


Allora interviene Kevin Costner.

Kevin Costner l’attore?



Si. Kevin Costner l’attore.

Kevin Costner riesce a far credere ai tecnici della BP (che saranno cervelloni scienziati) che usando una specie di lavatrice riesce a pulire il mare. Certo, ma perchè non dovrebbe reggere stà cosa? Come fate ad avere dubbi? Ah, non vi ho detto che questa mega-lavatrice la produce una compagnia fondata da lui e da suo fratello.

Comunque, continuiamo. La BP decide di passare all’operazione TOP KILL che uno a sentire il nome pensa che dev’essere qualcosa di veramente figo.
Tranquilli, si tratta di riversare nel pozzo fango e cemento per cercare di tapparlo..ci sono degli intoppi, siamo qui per vedere se quest’operazione andrà o meno a buon fine.
Adesso abbiamo numeri più realistici e per niente confortanti. I barili che fuoriescono ogni giorno non sono 1000, ma oscillano tra i 12 e i 19MILA. In totale il petrolio disperso in mare dovrebbe equivalere a quello contenuto in 112 milioni di barili.


Si sono resi conto che è una tragedia, l’hanno definita la più grande catastrofe statunitense . Il New York Times per tranquillizzarci ci fa sapere che il governo americano sta pensando di utilizzare una carica nucleare per chiudere il pozzo.

Ma, state tranquilli. Perché è arrivato il nostro supereroe.

Hanno chiamato Cameron. Si, James Cameron il REGISTA!

(Titanic, Avatar, Terminator, Aliens, The Abyss..)

Non vi sentite più tranquilli?
L’hanno chiamato in qualità di “esperto” delle profondità marine.
Smettetela di ridere.



Cameron ha un piccolo sottomarino..evidentemente è un sottomarino speciale, immagino sia unico dato che non c’è nessuno Stato al mondo a possederlo, se l’hanno chiesto a lui...

E poi lui c’ha un team che opera a 4.500 metri (raggiunti per le riprese del relitto della corazzata Bismark) che al team della BP gli fa una pippa evidentemente..e i suoi robbò sono meglio se a 4.500 metri riescono a fare cose che i robbò della BP non sono riusciti a fare a 5.000!

Si capisce che non sanno che pesci pigliare.
E con tutto questo petrolio in mare non mi stupisce.


Vi saluto con una citazione tratta da http://www.vivamafarka.com/ e ringrazio OSOTER per avermi dato il permesso di riproporvela:


"Comunque io mi ricordo perfettamente quando Bruce Willis atterrò sull'asteroide, come se fosse una tavola da surf, e sulle note di "I dont wanna miss a thing" , trivellò il tutto e mise una bomboniera di un casino di kiloton.Perchè non chiamano pure a Bruce Willis?"