venerdì 29 novembre 2013

Energia dalle Biomasse: Opportunità e risorse di un settore in espansione

Come preannunciato nel nostro articolo introduttivo sulle fonti energetiche, ci troveremo ad approfondire i vari combustibili utilizzabili quotidianamente per alimentare le nostre abitazioni. Oggi tocca alle biomasse.
Questo, è uno dei settori energetici che ha avuto maggior sviluppo negli ultimi anni, utilizzati sia in ambiente domestico, che industriale i combustibili a biomassa legnosa più comuni sono la legna, il pellet ed il cippato, mentre trovano spazio nella categoria anche il mais, il nocciolino e gli scarti di potatura.
I punti forti di questi combustibili, sono la reperibilità, la versatilità ed il prezzo contenuto. Infatti essi possono alimentare sia impianti domestici, che impianti di teleriscaldamento o addirittura impianti industriali con impiego di riscaldamento o di produzione.
Quelli usati in maniera più comune in ambito domestico sono la legna ed il pellet.


La prima è il combustibile che costa di meno, ma che richiede più lavoro e più attenzione per essere bruciata in maniera adeguata. Infatti la legna con il rendimento migliore è quella che ha una percentuale di umidità di circa il 15%.
Più la legna è umida, minore sarà il rendimento del nostro generatore. Quindi per avere legna sempre asciutta è fondamentale poterla stipare in luoghi riparati e con una buona ventilazione.
Camini, stufe, caldaie usufruiscono tutti del sano calore prodotto dalla legna, irradiandolo nell'ambiente circostante o cedendo calorie all'acqua dei nostri impianti di riscaldamento, dando comfort in ambiente e una boccata di ossigeno alle nostre tasche. In più, avere un "fuoco" nelle nostre abitazioni ha significati benevoli fin dall'antichità, in quanto esso rappresenta il sole e la luce che si contrappongono all'oscurità e alle tenebre.
Come possiamo vedere però, la legna ha (quasi) sempre bisogno di un intervento umano per essere alimentata. Ed è qui che entra in gioco "la legna automatica" ovvero il pellet.


Il pellet è un combustibile ricavato dalla segatura essiccata e poi compressa in forma di piccoli cilindri del diametro di alcuni millimetri, tipicamente 6-8 mm. La capacità legante della lignina, contenuta nella legna, permette di ottenere un prodotto compatto senza aggiungere additivi e sostanze chimiche estranee al legno. Si ottiene, quindi, un combustibile naturale ad alta resa. L'umidità del materiale deve essere compresa in uno stretto intervallo (intorno al 15% m/m) per garantire una corretta pressatura.
L'applicazione del pellet come combustibile per stufe, caminetti o caldaie, offre miglioramenti in termini di praticità, programmazione e gestione dell'impianto, in quanto il generatore può essere spento o riacceso in maniera del tutto simile ad una caldaia a gas. Inoltre, per lo stoccaggio del pellet esistono svariate soluzioni, che vanno dal serbatoio a bordo generatore, a silos da interro, fino a vere e proprie stanze che fungono da deposito.
Ovviamente, in fase di scelta dell'impianto va considerata la possibilità di stoccaggio ed il costo superiore rispetto alla legna, anche se la resa energetica del pellet è superiore.
Più complessi nella gestione dell'impianto sono il cippato e i trucioli di legna.
Più adatti ad impianti di grandi dimensioni come il teleriscaldamento, o impianti condominiali, in quanto oltre a riscaldare, offrono la possibilità di tenere puliti i nostri boschi creando una sinergia con l'ambiente che ci circonda. Infatti questi impianti possono bruciare anche scarti ti potatura, rovi, legna sminuzzata ed i loro costosi impianti possono essere ammortizzati più facilmente ripartendo le spese tra più soggetti.
Come potete vedere, le alternative ai combustibili fossili non mancano, l'importante è informarsi in maniera adeguata e scegliere il combustibile che si adatta meglio ai nostri stili di vita ed alle nostre tasche. Il resto, inteso come parte impiantistica o prodotto, necessita dell' intervento di personale specializzato, il quale saprà guidarvi nella realizzazione o nella scelta del vostro impianto.
L'importante è essere informati e consapevoli.

Ed è questo che a noi interessa di più.


Davide

mercoledì 27 novembre 2013

Energia e Sovranità Nazionale


Nucleare e Rinnovabili: perchè essere favorevoli ad entrambi


Come ormai saprete, la posizione di Casapound in merito all'energia non lascia spazio a fraintendimenti: nucleare per una sovranità energetica totale, e al contempo utilizzo complementare delle rinnovabili nei settori più disparati. Tale posizione, fugge ai dogmi che ci vengono imposti dai media e dai centri di potere che governano gli stati, ovvero "se sei un nuclearista, non puoi essere a favore delle rinnovabili". Tale posizione, come possiamo constatare, ha indebolito e quasi annullato la sovranità energetica Italiana, facendo si che un opinione pubblica terrorizzata dai media riguardo al nucleare votasse per ben due volte contro all'uso di suddetta fonte energetica.
Risultato, totale assenza di un piano energetico nazionale, uso di centrali a combustibili fossili che aumentano l'inquinamento, energia elettrica acquistata all'estero con conseguenti costi aggiuntivi sulle bollette di tutti noi, soldi pubblici sperperati nella costruzione di impianti con tecnologia "rinnovabile" che coprono lo 0,...del fabbisogno nazionale e soprattutto subordinazione ad altri stati, i quali in qualsiasi momento, possono spegnere la luce alla nostra penisola.
Ora, senza addentrarci troppo in questioni tecniche alle quali dedicheremo opportuni approfondimenti, vorremmo porre l'accento su chi come sempre, subisce tali scelte scellerate, ovvero il popolo.


Negli ultimi anni, le bollette degli Italiani hanno subito continui aumenti in tutti i settori energetici, dalla corrente elettrica al gas metano, fino ad arrivare agli aumenti riguardanti anche le nuove fonti rinnovabili come il pellet di legno. Con questa rubrica vorremmo quindi guidare il cittadino nel mondo delle rinnovabili e del settore energia in generale, non per dare futili saggi di sapere, ma per dare un concreto aiuto alle famiglie che intendono investire nel settore per alleggerire le proprie bollette.

Nel grafico sottostante ad esempio, si evidenziano alcuni tipi di combustibile, il loro costo, il costo di acquisto dell'impianto e il costo eventuale di manutenzione nell'arco di 20 anni.
In seguito, analizzeremo tali combustibili, soluzioni impiantistiche e applicazioni delle stesse, per poter aiutare il lettore in una scelta quanto mai difficile ma che potrebbe aiutare a far respirare i bilanci delle ormai già troppo vessate famiglie Italiane.

Nucleare e rinnovabili, insieme per una Nazione Sovrana.


Davide

giovedì 21 novembre 2013

Callisto l'Amazzabambini

Correva l’anno 1873 quando Incisa Valdarno divenne teatro degli omicidi di quattro bambini. Inizialmente si pensò che questi bambini fossero annegati nell’Arno o che fossero stati rapiti da uno zingaro: i cittadini di Incisa non volevano accettare l'idea che il male fosse fra loro. Non si sapeva ancora che a togliere la vita ai piccoli era stato Callisto Grandi: uomo di aspetto deforme, basso e calvo, con la testa sproporzionata al corpo e con sei dita in un piede. Orfano e non sposato, era oggetto di scherno da parte di tutto il paese sia per il suo aspetto sia per la sua scarsa intelligenza.

Callisto era un carradore, ovvero riparava e costruiva carri, e proprio nella bottega i bambini andavano per deriderlo. Ma Callisto era stanco di essere beffato e così decise di farsi giustizia: aspettò che i bambini entrassero nella bottega per poi colpirli con una ruota dei carri in costruzione e seppellirli nel retro del magazzino. Fu scoperto mentre tentava di uccidere la sua quinta vittima.
Il Grandi confessò di essere stato lui ad uccidere gli altri bambini e, poiché era povero, gli vennero assegnati due difensori d’ufficio (Galardi e Papasogli) che decisero di rivolgersi a tre periti per dimostrare l’insanità mentale del loro assistito: Morselli, Livi e Bini. L’approccio di Morselli si basava sulle teorie lombrosiane che si stavano divulgano in quel periodo. Lombroso sosteneva che l'origine del comportamento criminale è insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale, che è una persona fisicamente differente dall'uomo normale in quanto dotata di anomalie ed atavismi, che ne determinano il comportamento pericoloso. Callisto per le sue deformità rispecchiava la figura del delinquente atavico.

Livi e Bini invece distinguevano la malattia mentale dalla pericolosità, offrendo una panoramica ambientalista, secondo la quale sarebbero state le circostanze di stress e pressione psicologica ad indurre il loro assistito, malato mentale, a compiere i misfatti. Il loro obiettivo era quello di far passare Callisto come un pazzo non pericoloso ed evitare la sua incarcerazione.
Gli accusatori Morelli e Lazzaretti, invece, dichiararono che Il Grandi fosse sano di mente, intelligente in quanto alfabetizzato e astuto nel programmare minuziosamente gli omicidi, tutti intenzionali.



Nonostante Callisto nei verbali dichiarasse di essere “sposato con la Madonna”, i giudici non lo ritennero pazzo, dando ragione all’accusa: Il Grandi fu condannato a venti anni di lavori forzati all’interno del carcere. Il 10 Ottobre 1895, Callisto viene rilasciato dal reclusorio dell’Isola di Capraia e venne portato al Manicomio di San Salvi, perché individuo socialmente pericoloso, per poi essere ricoverato per imbecillità. In manicomio si comportò bene:  paziente operoso, docile e innocuo, dimostrò (proprio come aveva ipotizzato Livi in sede di giudizio) che in assenza di stimoli negativi dall'esterno "l'ammazzabambini" non avrebbe fatto male a una mosca.

Questa pena, così contraddittoria, sembrò inadeguata allo stesso Grandi che si lamentò: ” Se ero pazzo non dovevo essere messo in carcere ma in un manicomio; se non lo ero, come risultavo dal processo, sarei dovuto essere rilasciato dopo aver espiato la pena."


Callisto Grandi è oggi ricordato con il soprannome di "L'Ammazzabambini", che è anche il titolo di un libro, pubblicato nel 2006 da Patrizia Guarnieri, che racconta la sua storia processuale.



Valeria


Felice Fontana. Arte e scienza al servizio di Firenze

Per molti fiorentini, Felice Fontana è pressochè uno sconosciuto, per molti altri è semplicemente l'intestatario di una via cittadina... Invece questo illustre personaggio ha un storia molto speciale con Firenze. Nato a Pomarolo, vicino Trento il 15 aprile 1730, studiò a Padova, dove si laureò in "Scienze Fisiche ed Anatomiche"; dopo un periodo a Bologna, nel 1765 venne chiamato a insegnare Logica presso l'Università Normale di Pisa. L'anno seguente il Granduca di Toscana Leopoldo I° lo chiamò a Firenze, assegnandogli il prestigioso e complesso compito di realizzazione e successiva direzione del Museo di Fisica e Storia Naturale, inaugurato presso Palazzo Pitti nel 1775. 


In questo museo Fontana riunì ricche collezioni di animali, piante, minerali e preparò la famosa raccolta di cere anatomiche, che ancora oggi è possibile osservare nel museo della Specola; queste statue e modellini, tutti in cera e incredibilmente verosimili, avevano lo scopo di insegnare l'anatomia tridimensionalmente, senza dover ricorrere più ai cadaveri. Questa strepitosa opera lo portò negli anni '90 alla progettazione e realizzazione di modelli anatomici scomponibili in legno, ed uno di questi gli fu richiesto da Napoleone Bonaparte durante la sua visita a Firenze nel 1796.
Inoltre Fontana svolse numerosi studi e ricerche sulla contrazione dell'iride (scoprendo il canale oculare che oggi porta il suo nome) e successivamente sulle fibre nervose, dimostrando la rigenerazione di quelle recise; redasse anche numerosi trattati sul veleno delle vipere e sul curaro. Con Volta e Fabbroni fu tra i promotori in Italia della chimica pneumatica, ossia dello studio delle proprietà chimiche dei gas. Colpito da apoplessia, morì a Firenze il 10 marzo 1805 e sepolto in S. Croce.
Un suo busto lo commemora all'interno del museo della Specola, un luogo che molti turisti troppo spesso dimenticano di visitare, e al quale questo scienziato sempre impegnato in nuove ricerche ha dedicato tutta la sua vita.






Simone

lunedì 18 novembre 2013

Il pontormese che ruotava le navi novant’anni prima della Costa Concordia

Odoardo Giannelli nacque a Pontorme, oggi quartiere di Empoli, il 12 Maggio 1879.
Dopo essersi laureato in ingegneria navale, entrò nella Marina Italiana dove ebbe una carriera brillante. Nel 1931 nei cantieri di Castellammare di Stabia, di cui fu il direttore tra il 1926 e il 1932, varò le due navi gemelle Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, la prima poi verrà ceduta ai russi al termine nel secondo conflitto mondiale come risarcimento di guerra, l’altra diventerà la più famosa nave scuola, nonché l’ammiraglia della moderna Marina Militare Italiana.

Ma a Giannelli si deve l’intuizione di un metodo di recupero per le navi affondate, del tutto rivoluzionario e ingegnoso, ma allo stesso tempo di una semplicità unica.
Nel mare di Taranto nel 1921 giaceva ancora il relitto della nave militare Leonardo Da Vinci, danneggiata in seguito ad un sabotaggio durante la Grande Guerra, su un fondale di 17 metri e Giannelli venne incaricato di recuperarla.

La nave dalla stazza di 22mila tonnellate era rovesciata su un fondale fangoso e qui il genio dell’ingegnere: sollevare la nave dal fondo grazie a dei cilindri stabilizzatori, poi trascinarla nel bacino portuale per i lavori di sistemazione. Infine tornare nuovamente in mare per quello che gli ingegneri al lavoro sulla Costa Concordia hanno chiamato “parbuckling”.
Nel 1921 la soluzione migliore per far tornare in posizione una rovesciata era immettere al suo interno 8mila tonnellate d’acqua mediante delle pompe alimentate da due sommergibili. Ad assistere ai lavori arrivarono ufficiali e ingegneri da ogni parte d’Europa e del mondo, considerando i mezzi e le tecnologie dell’epoca si trattò di una missione quasi impossibile.

Il 24 gennaio del 1921, dopo un’immane lavoro, la Leonardo Da Vinci tornava dritta.
La vittoria dell’ingegnerie lo portò a lavorare in tutta Italia e a far si che il suo metodo venisse utilizzato da molte marine del mondo.

Quindi l’ingegner Nick Sloane, incaricato di ruotare la Costa Concordia, tanto osannato dalle tv e dalla stampa, con tutte le tecnologie dei nostri giorni, non ha inventato proprio un bel niente ma l’impresa si deve alla mente di un pontormese nato nel 1879 a 70 chilometri dal mare.


Di seguito riportiamo copia di un articolo dell'epoca.










































Filippo